10.17

Dal momento che io, malauguratamente, sono una persona piuttosto autoriferita, continuando a sentir parlare della querelle tra Malta e Italia ho ripensato alla mia vacanza studio.
Finita l'università avevo cominciato a lavorare presso un'agenzia di comunicazione (eh già...),
per un annetto me ne sono andata in giro per il Bel paese partecipando ad eventi più o meno assurdi con persone decisamente assurde.
La mia proverbiale e perenne insoddisfazione e, soprattutto, la mia totale incapacità a riconoscere autorità non determinate da me medesima, mi hanno portato a licenziarmi.
Mi sono convinta, poi, che l'inglese sarebbe stata la mia salvezza.
Non avendolo mai studiato, al liceo ero finita nell'unica sezione di francese, mi sono decisa a partire per un mese.
Dato che lo stipendio era stato piuttosto basso e il mio orgoglio da laureata mi impediva di chiedere aiuto ai genitori, decisi di seguire un corso a Malta, che appariva la meta meno dispendiosa.
Tra i vari motivi che mi spinsero a partire c'era pure una complicata situazione sentimentale:
mi ero da poco riavvicinata al mio ex fidanzato storico, ma avevo ancora l'immoralista in testa.
Partii verso febbraio-marzo era il mio primo viaggio da sola, completamente senza aiuti, senza nessuno da mandare avanti a chiedere.
Il destino decise che quella fosse l'occasione giusta per non fare arrivare il mio bagaglio.
Lì davanti a quel nastro che girava inesorabile, ho provato il vero terrore:
Un mese senza nulla???
Non sono andata in Inghilterra perché non avevo abbastanza soldi e ora mi devo ricomprare tutto???
e come ci parlo con quelli dell'assistenza passeggeri?io l'inglese non lo conosco!!!!
Credo di essere entrata in catalessi, perché non ho nessun ricordo delle mie azioni, la mia memoria si riaccende quando sul taxi ho tentato di salire dalla parte dell'autista!
Arrivata al "college" le mie coinquiline russe e gli italiani incrociati mi tranquillizzarono subito dicendomi nell'ordine che:
- essendo partita da Malpensa era praticamente impossibile che la mia valigia giungesse a destinazione
- che ero arrivata nel posto più expensive del mondo, dove uno slip costava quanto un cappotto
- che il clima non era mite e me lo sarei dovuta comprare il cappotto!
E così LA POVERA RAGAZZINA che era partita con l'idea di dimostrare di essere cresciuta, di essere indipendente e autosufficiente, chiamò a casa in lacrime, disperandosi e chiedendo aiuto
temo di essere arrivata a dire la frase più umiliante: "VOGLIO TORNARE A CASA! "
L'indomani la mia valigia arrivò, perfetta, intonsa e incolume, contro ogni previsione, il ritardo non mi costò nulla vista la buona abitudine di viaggiare con un ricambio nel bagaglio a mano.
Per qualche strana ragione insieme ad un guardaroba che si rivelò eccessivamente ottimista, mi ero portata qualche pacco di pasta: per fortuna!
Ci trovavamo veramente nel posto più caro del mondo, eravamo in un paesino inutile, dove l'unico, microscopico, supermercato esistente aveva prezzi che nemmeno a Portofino...
Vi basti sapere che l'unico sfizio che potevo togliermi erano i cereali al cioccolato!
Mi ero imposta di non familiarizzare con gli italiani per non inficiare il mio percorso formativo- all'epoca ero una ragazza seria- ma i risultati del mio rigore non furono dei migliori.
I ragazzi italiani mi credevano una snob e il mio inglese, praticamente inesistente, irritava sia i russi che i tedeschi, che non sono molto pazienti, così finì che passai interi pomeriggi da sola.
Il mio egotismo è tale che non mi pesò, anzi.
Organizzavo cose sempre nuove tra cui passeggiate, sedute all'internet cafè e ore ore di spa autoprodotte con sale grosso e maschere di verdure.
Questa mia tendenza a passare molto tempo a prendermi cura del mio corpo, mi costò il biasimo della mia classe di studio, che si schernì quando alla domanda: «qual è la stanza dove passi più tempo in una giornata?»
io risposi: «The bathroom».
Non l’avessi mai fatto! Già quelli si erano agitati dopo che indicai la lavatrice come l’invenzione che più aveva cambiato la mia vita, ma scusate: a voi la navicella spaziale ha cambiato la vita?
Con il mio inglese zoppicante era difficile spiegare delle mie sedute da salone di bellezza e quindi me ne uscii con un impopolarissimo e alquanto inopportuno:«I love look ME in the mirror ».
La mia permanenza lentamente migliorò, le russe partirono e io rimasi sola nel mini appartamento, feci un po’ di amicizia con una ragazza di Praga e per dispetto all’immoralista, che passava da dichiarazioni d’amore a lunghe sparizioni, iniziai una fitta corrispondenza con un tizio che poi si rivelò addirittura peggiore dell’immoralista, ma questa è un’altra storia.
La vacanza studio si concluse con un bel lieto fine, il mio professore, un uomo che aveva tutta l’aria di essere un ex galeotto o un guidatore di Harley Davidson, ma era davvero simpatico e buono l’ultimo giorno di corso mi si avvicinò e mi disse:
«Continue to look in the mirror because what you see is beautiful and special»
La mia autostima volò a mille, ma il mio inglese è rimasto terra terra!