PRIMA E DOPO:IL SOGGIORNO

21.58

a volte ritornano...


Per il soggiorno la parola che avevo in testa era una sola: vivacita'!

cosi' ho ricoperto i divani di un luminosissimo bianco panna
e li ho colorati con dei cuscini allegri

la disposizione dei mobili non mi convinceva affatto,
soprattutto le poltrone che davano le spalle all'ingresso mi davano un senso di chiusura

cosi' ho aperto il tutto mettendo il tappeto (la mia passione per il verde mela e' inesauribile) di sbieco
per dare ancor piu' movimento

come nelle altre stanze ho cambiato le immagini nelle cornici
e nella loro nuova collocazione anche le poltrone che trovavo orribili, mi sono diventate simpatiche


duro e' stato dare un senso questo lavandino completamente inutile al centro del soggiorno

ho smontato il rubinetto e ho coperto la vaschetta con delle tovaglitte rigide di bambu'
trasformandolo in un comune armadietto

bello non e' bello ma almeno ha una sua funzionalita'

che ve ne pare?

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Ahimè non sono Verga, ma mio marito e' siciliano: vale?

18.58

CAPITOLO III

L’AMICIZIA VALE QUANTO L’AMORE

Riappende la cornetta incredula. Rachele conosce Emma da quindici anni e non ha mai sentito tanta fiducia nella sua voce. Gira per casa cercando di calmarsi, la telefonata l’ha inquietata. Eppure ascoltare uno dei racconti di Emma non era mai stato tanto facile. Quando le capita qualcosa, che sia tragico o piacevole, bizzarro o irritante Emma va, comunque, su di giri, si agita, le viene l’affanno, parla velocemente e mangia la metà delle parole che dice. Rachele deve essere al massimo della concentrazione per riuscire a seguirla, anche perché sa che la sua amica non sopporta che le si faccia ripetere un concetto e così ha dovuto elaborare una vera e propria strategia mentale: cerca di individuare alcune parole chiave e partendo da queste ricostruisce il discorso di base, cercando di non farsi travolgere dal fiume di parentesi che Ma tende ad aprire.

Solo chi stima e apprezza Emma è disposto a fare tanta fatica, convintosi che ne valga la pena.

Proprio per la difficoltà dei discorsi di Emma, che già dal liceo erano troppo astrusi, troppo astratti, davvero troppo complicati Rachele aveva cominciato a chiamarla Ma.

«Se dovessi trovare la vera essenza di Emma, se ti volessi rappresentare con un singolo mot, non potrei trovarne uno più adatto di “Ma”! Perché tu sei proprio come un’avversativa, sei una contraddizione, l’insinuazione di un dubbio. Perché la tua testa non si ferma mai e ogni tua affermazione potrebbe finire, per poi ricominciare, con un “ma”»

Questa era stata la spiegazione che Rachele le aveva fornito, quando Ma aveva chiesto le ragioni di quel nomignolo.

Emma ne era rimasta più che soddisfatta e da allora non solo aveva acconsentito a farsi chiamare così, ma aveva voluto ricambiare quel dono: un diminutivo è, dal suo punto di vista, una testimonianza costante dell’affetto.

Per la verità aveva avuto gioco facile: «Che è una congiunzione, una spiegazione, la specificazione di un implicito appena accennato. Come te, anche il “che” non si stanca di conoscere, di approfondire e di dare un senso alle cose».

La loro amicizia cresceva di anno in anno. Non avevano permesso a niente e a nessuno di ostacolarla. Non c’erano fidanzati, interessi o facoltà che potessero insinuarsi nel loro tanto singolare quanto intenso legame. Finanche i lunghi viaggi di lavoro di Che le avevano unite: più erano i chilometri che Rachele aveva dovuto percorrere per tornare a casa e più Emma la sentiva vicina. Emma si preparava per settimane al ritorno dell’amica e non appena si incontravano, parlavano fino a che la gola cominciava a bruciare. Rachele fotografava con tanta passione i paesi che aveva l’occasione di visitare che Emma trovava un intero mondo dentro a quelle immagini. Erano mondi lontani da lei. Nella maggioranza dei casi doveva prendere l’atlante geografico per sapere dove si trovassero, ma dopo che Rachele le aveva dipinto un minuzioso quadro, ad Emma pareva che tutto si trovasse fuori dalla sua porta. Rachele aveva una mirabolante capacità non solo di adattarsi, ma addirittura di integrarsi in ogni civiltà, non aveva paura del confronto con il diverso, con il nuovo, con l’estraneo, anzi era stimolata da tanta ricchezza. L’ingenua Ridolfi talvolta avanzava delle critiche su usi e costumi che le sembravano troppo distanti per essere accettabili, ma Rachele impediva ai limiti di vincere. Rachele era l’unica persona capace di far cambiare idea ad Emma. Quando ci riusciva, balzava in piedi e alzava da sé il proprio braccio, come fanno gli arbitri con il pugile vincente. Inchinandosi salutava e ringraziava un pubblico festoso, che ovviamente nella stanza non c’era, ma che entrambe le ragazza avevano l’impressione di vedere.

Così Emma preferiva imparare il mondo pendendo dalle labbra dell’amica, piuttosto che avventurarcisi. Nono era mai stata lontana da casa per più di due settimane, tranne una volta: aveva vissuto quel mese non come una vacanza o un momento di svago, ma come una prova, una verifica delle proprie potenzialità. Se in Rachele le ali erano spuntate prematuramente, in Emma le radici erano inestirpabili.

C’era stato un periodo che impossibilitate non solo a vedersi, ma anche a telefonarsi da una sempre più crescente carenza di denaro e da una sempre maggiore distanza, avevano cominciato a scriversi.

Inspiegabilmente era stata Rachele a soffrire maggiormente di quella situazione, malgrado leggere le parole di Emma fosse molto meno faticoso che stare ad ascoltarla, lei sentiva la mancanza di tutta quella straripante energia. La calma delle lettere scritte una dopo l’altra sui fogli di carta, non le rimandavano l’immagine stravagante e fuori dai canoni che amava nella sua confidente.

Quel giorno, in quella telefonata, Rachele ha ritrovato la stessa lentezza.

Emma parlava e si capiva ogni singola parola. Non era tesa, né nervosa, era terribilmente rilassata. È stato proprio questo insolito comportamento ad insospettirla, teme che quel uomo abbia un’influenza negativa sulla sua ex compagna di banco, ora compagna di vita. Non può scacciar via il pensiero che il signor Solari abbia il potere di cambiarla.

Rachele ritiene che non ci sia alcun motivo di cambiare Emma. È la sua migliore amica: la sostiene nei momenti difficili, le fa le ramanzine quando le merita e, trasformandosi in un’irresistibile giullare, quando non ha nessuna voglia di ridere, riesce a farla sbellicare.

Le due ragazze si commuoverebbero sapendo quanto vicine e simili siano le considerazioni che fanno l’una dell’altra, ma non lo sanno. Non capita spesso che analizzino il loro rapporto, è talmente imprescindibile, talmente sicuro che, anzi è successo che lo dessero per scontato. Le uniche difficoltà che hanno dovuto affrontare sono nate proprio da questo equivoco, ma tutto si è risolto nel giro di pochi giorni, con qualche lite, qualche discussione e pure qualche insulto.

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Non sono sparita

22.58


Sono giorni strani, spero di tornare resto con la giusta costanza, per ora vi lascio le foto delle novita' riguardo il reparto calzature, sempre conseguenti alla rinuncia Givenchy


Frye Chelsea Studded Oxford




MISS SIXTY KAMILLE PEEP TOE BOOTIE

Read Users' Comments (1)mattoncini